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Vestizione

La cerimonia della Vestizione
Attraverso questo rito i volontari si impegnano sul Vangelo e sullo statuto della Misericordia a servire il prossimo con fedeltà e impegno e nell' occasione ricevono la Veste Nera (Buffa) simbolo di tutti i valori della nostra associazione.

Indossando la Buffa cerchiamo di riportare il Volontariato, dal centro della scena in cui oggi per molte ragioni, è tentato di stare,al margine, nell' ombra, nell'anonimato, nella semplicità, nell' umiltà come è tradizione delle Misericordie, per restituire alle sue opere la forza delle cose semplici e genuine.

È questa una cerimonia che affonda le sue radici nel contesto storico delle Confraternite.

Cosa è la Vestizione?

Dal lontano 1244, anno della fondazione della prima Confraternita, quella di Firenze, quanti milioni di Volontari avranno indossato la storica divisa del volontario di Misericordia? Quanti volontari si saranno nascosti sotto la “buffa” (il cappuccio nero della divisa storica), per non farsi riconoscere dai loro assistiti? E quanti avranno pronunciato il fatidico saluto “che Iddio te ne renda merito” , al termine del loro servizio di carità?

Con questo atto i nuovi volontari entrano a far parte della Confraternita con tutti i diritti sanciti dallo Statuto, acquisiscono il diritto di voto, possono, allo stesso tempo essere eletti nelle cariche dirigenziali della Misericordia, ma cosa più importante diventano "fautori della civiltà dell’amore" (parole di Giovanni Paolo II).

Nei corsi di preparazione alla vestizione di nuovi confratelli, spesso vengono percorse le linee essenziali della “Storia e delle Tradizioni” delle Misericordie, tra le quali la descrizione della Veste, di questo saio che rende tutti simili, di questo simbolo dell’eguaglianza e della modestia per far capire il perché del celarsi dietro “la Buffa”, questa immagine di anonimato, di rifiuto di qualsiasi riconoscimento terreno, ma anche simbolo di grande fede nel “Dio te ne renda merito”, sicuri di trovare ricompensa più grande presso il Padre.



La veste storica dei fratelli della Misericordia, già in uso a Firenze dal 1495, é di colore nero e sostituisce quella rossa in uso dal 1244. Insieme al cambio del colore, proprio nel 1495 fece la comparsa anche la “buffa”, fino ad allora assente.

La “Veste” è composta da: una “Cappa”, un cappuccio detto “Buffa”, un “Cordiglio” ed un Rosario terminante con una Medaglia. Tutti i componenti la veste sono di colore nero, segno di penitenza.

La “Cappa” consiste in una tunica di stoffa di colore nero, lunga fino al collo del piede, abbottonata sul davanti con bottoni anch’essi neri. La semplicità della cappa vuole significare che i Confratelli sono tutti uguali fra loro senza distinzione di origine o di ceto sociale.

La “Buffa” è un cappuccio nero che reca solo due fori all’altezza degli occhi. Il significato della buffa richiama l’anonimato imposto alle Opere di Misericordia compiute dai confratelli che, per questo, nel passato, venivano chiamati “sfacciati”. Oggi la buffa si indossa con la celata alzata o ripiegata sulla fronte.

Il “Cordiglio” è una corda intrecciata, di colore nero, che cinge i fianchi e simboleggia la povertà umana davanti a Dio.

Oggi la veste si usa solo in determinate occasioni rituali.

Certo, a confronto con la società odierna fatta di tecnicismo, di convenzioni, di business, di ricerca dell’avere piuttosto che dell’essere, la “Veste” storica risulta obsoleta. Oggi ci si affida con difficoltà alla Provvidenza, alla Carità, alla Fede che ha retto le Misericordie nei lunghi secoli della propria storia. Occorre, invece, mettere al primo posto la “Carità”, quella vera che non cerca onori terreni ma che deve essere di esempio ai giovani che si affacciano alla vita per dar loro la certezza che nel mondo che li circonda, non tutto è sporco e corrotto e per scoprire che i valori morali di carità e di solidarietà sono più vivi che mai nelle nostre Misericordie.

Facciamo in modo che il mondo della Buffa abbia il sopravvento sul mondo del business, anche se quest’ultimo è molto più attraente del primo e sembra offrire maggiori soddisfazioni.

Il sorriso di un bimbo, di un anziano, di un malato, di uno straniero, di un fratello nel bisogno, al quale abbiamo teso la mano con semplicità e nel rispetto della sua dignità, sarà il preludio meraviglioso a quel merito che Dio ci riserverà.
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